“L’anima di Scampia” mostra fotografica a cura di Ludovica Cattaneo in esposizione la Negozio Civico ChiAmaMilano dal 9 al 14 maggio.

“Nel luglio 2010 ho partecipato, insieme ad altri artisti, al Simposio Internazionale d’arte contemporanea di Scampia (Na), in collaborazione con la cooperativa sociale Occhi Aperti-Casa Arcobaleno, presente sul territorio con progetti socio-educativi.

Dopo una prima sensazione di essere in un “non-luogo fantasma”, dovuto alla chiusura, al degrado e al controllo cui il quartiere è soggetto, l’incontro umano è stato dirompente.

Non volevo fotografare la Scampia più nota degli abusi edilizi, ma esprimere la sua normalità. Così ho chiesto e sono potuta entrare all’interno di abitazioni di famiglie di Scampia dove ho realizzato questa breve serie di ritratti delle donne del condominio Torre 1, i cui volti e sguardi sono emblematici di una dignità, di una cura verso gli altri e dunque di un possibile riscatto sociale in un contesto che sembra negarlo. Una piccola comunità nella comunità. Un tramite tra il dentro e il fuori, un fuori apparentemente fermo nel tempo e un’intimità “casalinga” umanamente ricca e in movimento.

Scampia, quartiere di Napoli alla periferia nord, è stato costruito nella seconda metà del 900 ma l’80% dei suoi edifici risale al ventennio ’70-’90. Al limite della marginalità sociale, è uno dei quartieri più popolosi della città, nonostante il numero di residenti sia decisamente maggiore per via delle occupazioni abusive, non registrate all’anagrafe del Comune di Napoli. Diventato tristemente famoso per le realizzazioni edilizie, molto discusse, edificate in momenti di piena emergenza post-terremoto: le cosiddette zone 167 cioè aree destinate all’edilizia residenziale popolare, tra cui le famose Vele, emblema del degrado odierno. A Scampia c’è uno dei tassi di disoccupazione più alti d’Italia (pari al 50%-75% della popolazione attiva), che unito a un’alta densità di persone in precarie condizioni socio-economiche ha determinato l’esplodere di una criminalità organizzata che ha trovato terreno fertile per traffici di droga e lavoro nero, principale freno allo sviluppo del quartiere.

L’azione degli enti locali, del volontariato e del terzo settore è fortemente attiva ma non ha ancora sradicato gli annosi problemi di quest’area: edilizia popolare divenuta luogo “fantasma”, i condomini alveare, il carcere, gli insediamenti rom.

Oggi sta però avanzando nella cultura di chi abita il quartiere il principio che la legalità (scolarizzazione, inclusione sociale, integrazione delle comunità nomadi) sia il valore, il bene collettivo nel quale le donne agiscono un ruolo sociale fondamentale.”

Ludovica Cattaneo (grafica – fotografia)

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